The Musical Blog

un blog musicale e tecnico

Voyager - la band

Salve a tutti, come promesso uno degli articoli: parlerò della band "Voyager", nata sul finire degli anni settanta.
E' importante tracciare alcune coordinate prima di andare oltre, per non rischiare di confonderci: esistono molte band chiamate Voyager o The Voyager, la maggior parte degli ultimi 20 anni, perlopiù nei generi electronica, metal, trance.
I Voyager di cui parliamo sono inglesi, originari del Berkshire, nati sul finire dei seventies e sciolti nel '81. Nel 2006 si sono riuniti e hanno pubblicato un nuovo album, come molti veterani stanno facendo negli ultimi anni.
Ma i Voyager sono una di quelle band famose come "one-shot band", quelle band che dopo una prima uscita ben riuscita (perdonate i giochi di parole) scompaiono.
I quattro inglesi di cui stiamo parlando sono: Paul French, Paul Hirsh, Chris Hook e John Marter. Il primo aveva dato inizio alla formazione intitolandola a suo nome "The Paul French Connection". Forse un nome molto azzeccato per un gruppo Canterbury o RIO, ma evidentemente non abbastanza compatto per un successo commerciale. E anche lo stile cambiò: inizialmente si vedevano come una band Progressive Rock, ma poi il loro stile derivò verso esiti più commerciali, tant'è vero che il loro primo disco Halfway Hotel ospitò la omonima canzone, al 33° posto nelle chart britanniche nel '79.
Il primo disco fu pubblicato dalla Elektra, sussidiaria del marchio Warner, etichetta parecchio interessante storicamente: pubblicò i The Doors, The Stooges e MC5, fu promotrice dei primi acts Psychedelic Rock, nella seconda metà dei sixties, e già nel '67 lanciò una serie di collections di "world music" ante litteram. Alcune di quelle registrazioni hanno ormai superato il sistema solare a bordo delle sonde NASA Voyager1 e 2.
Ma tornando alla band, il secondo disco Act of Love (1980) registrò discreto successo con una canzone da radio e il terzo segnò l'evidente declino della band, che si sciolse.
A quel punto i suoi membri continuarono la carriera di musicisti. Il batterista Marter entrò nei Marillion (anch'essi British e coetanei) come batterista, ma solo di passaggio, dopodiché transitò in varie band, tra cui un progetto di cover ai Deep Purple con Hook. Hirsh fu più fortunato, seguendo gli Status Quo dal vivo nel 2000. Per French invece seguì una carriera compositiva nel campo classico.
L'album Eyecontact, di recente pubblicazione (2006) è un album sostanzialmente pop, un britpop di buona composizione, ma di scarso successo, con una strizzata d'occhio all'AOR.

Joe Zawinul non è più con noi

Annuncio con grandissima tristezza la scomparsa di Joe Zawinul, mente dei Weather Report, tastierista world-fusion di fama mondiale. Per me era un riferimento importantissimo, e la sua musica un rifugio per l'anima. Lo vidi due volte in concerto, l'ultima a Loreto con la sua band multi-etnica. Uno spettacolo inimitabile.
L'articolo su La repubblica.

Zawinul

aggiornamenti: ing.G is coming soon

In breve: sono molto impegnato come al solito, e il blog sembrerebbe quasi in stato di parziale abbandono, ma a quanto dicono le statistiche (fornite dall'eccezionale hosting di Leonardo.it) c'è un'affluenza di visite notevole, che promette bene e vorrei migliorare con aggiornamenti più frequenti. In particolare ho notato dalle statistiche che molti visitatori approdano al sito cercando sui motori di ricerca frasi chiave come:
» organi liturgici viscount
» rhodes mark1 mark2 (caratteristiche e differenze)
» musica del primo 900
» theremin stato solido / theremin con operazionali
» voyager complesso musicale anni 70
» cage 4 33
» costruire theremin
» asio linux
» expander accupipe cm100
» imparare ad usare il moog

Nota scherzosa: c'è un visitatore venuto da google con questa frase:
mixer da usare durante i concerti per cambiare il suono e aggiungere effetti sul momento
...Per utilizzare un'espressione da geek: LOL!!

Per concludere: gli argomenti sopra indicati sono parecchi, ma nulla vieta di lavorarci sopra pian piano, specie con l'arrivo dell'estate che mi lascierà più respiro tra lavoro e università.
Ecco un breve sommario per questi articoli:
» La riviera adriatica e le aziende musicali, Viscount tra tradizione e innovazione.
» Rhodes MkI e MkII, storia, approfondimento sulle differenze timbriche e costruttive
» Tecnica: costruire un theremin allo stato solido
» Cage: una pausa lunga 4'33"
» Tutorial: Creare le proprie patch timbriche con un minimoog

Musica su Linux

» E' rileggendo un'uscita di Computer Music Journal del 2003 che mi è venuto in mente di parlare di musica su Linux.
Molti possibili lettori di questo blog saranno certamente musicisti, e in quanto tali abituati a trattare con tecnologie non informatiche, perciò prima di tutto due parole su "Linux".

» Di per sé Linux è un kernel open-source. Il kernel è il nocciolo, il core, di un sistema operativo, ed un sistema operativo è quel codice che fatto girare su una macchina (sia essa un PC Intel o AMD, sia essa un microcontrollore ARM all'interno di un cellulare smartphone...) ne gestisce ogni funzione e periferica, ne gestisce i dati e gli applicativi. Quando normalmente accendete il PC, dopo i primi istanti - in cui la gestione del PC è affidata al BIOS - la palla passa al sistema operativo, ad esempio Windows, che ai nostri occhi appare unicamente per via dello schermo. Ma dietro a quello che visualizziamo c'è molto di più.
A differenza di Windows o di MAC OS (anche questo dovrebbe essere ben conosciuto dagli addetti all'audio professionale) Linux è open-source, ovvero sono disponibili i codici sorgenti che lo compongono, e sono modificabili da chiunque secondo la licenza d'uso GNU, che praticamente richiede solo di citare l'autore del codice utilizzato.
Questo ha diviso il mondo dei sistemi operativi tra quelli prodotti a livello commerciale come quelli di casa Microsoft e Apple, e quelli open-source che nascono in ambito universitario quando non "domestico", per merito di pochi infaticabili appassionati (geek) che col tempo sono cresciuti sempre più in numero.
Se siete interessati all'argomento non avete che da spulciare Wikipedia cercando tra l'altro notizie su Linus Torvalds, Bill Gates, Steve Jobs, Richard Stallman.
» Linux è in continuo aggiornamento e su di esso si basano centinaia di distribuzioni Linux, (in breve "distros") sulle quali vengono "montati" ulteriori moduli come il window system, il window manager e il desktop environment. I sistemi Linux sono pensati per vari usi: dai server, al computer di casa ad usi "embedded" (cellulari, palmari e... strumenti musicali!).
Linux spaventa spesso per la sua innegabile complessità... Ma dal lontano 1991 si sono fatti passi da gigante, tant'è vero che la distribuzione Ubuntu è al momento un sistema Linux (l'unico) facile da installare e utilizzare al pari di un sistema Windows. Ci sono migliaia di applicativi già pronti da scaricare (tramite una semplice interfaccia) che vengono installati automaticamente: ancora più semplice che su Windows! E il tutto gratuitamente!
» Ecco allora che possiamo avere un portatile con una bella scheda di acquisizione esterna (controllare se è supportata prima dell'acquisto!), un programma di editing audio, vari synth e sequencer, CD burner e altro, rendendo possibile allestire un piccolo studio di registrazione senza spesa alcuna sul software.
» Un altro dettaglio fondamentale che rende Linux appetibile, è la possibilità di lavorare in real-time.
Su Windows è necessario utilizzare degli appositi driver, detti ASIO. Ma su Linux è possibile fare di più: alcuni kernel (uno dei più recenti: 2.6.19) sono stati "patchati" in modo da migliorarne la risposta e diminuire la latenza.

» A dire il vero quando il Computer Music Journal parlava di Linux non pensava all'home recording, ma piuttosto alle infinite possibilità di scrittura di codice e applicativi su una piattaforma che essendo libera è estremamente configurabile e aperta. La musica elettronica e la sperimentazione sono da sempre legate alle più avanzate tecnologie, tant'è vero che con l'avvento del digitale (o meglio del "numerico", come gli ingegneri che leggono converranno) si è dato luogo ad un nuovo termine: "computer music", musica all'elaboratore o calcolatore che dir si voglia.
E allora quale migliore piattaforma per la sperimentazione se non Linux?
Fin qui parlo quasi esclusivamente di sperimentazione, o creazione, perché quando le cose si fanno serie (e.g.: uso commerciale/professionale, prodotti di mercato, etc.) un mondo frammentario, complesso, solo parzialmente regolamentato come quello di Linux non è adatto.
» Non me ne vogliano i patiti di Linux, io lo uso con molto piacere, ma in azienda molto raramente si utilizza o si sviluppa su piattaforme Linux perché lavorarci è time-consuming, perché se i computer non sono tutti allineati (stessa distro, stesse librerie, stesso software, stesse release, etc.) si incontrano enormi problemi, e perché in definitiva il sistema operativo fornito da una singola azienda è più coerente e monolitico, uguale per tutti, per non parlare del fatto che Win e OS X sono wide-spread, più diffusi.

» Discusso di questo voglio accennare all'utilizzo di Linux in campo "embedded".
Da alcuni anni lo sforzo di alcune aziende sta vertendo sulla creazione di strumenti musicali basati su un kernel Linux.
Se infatti costruire uno strumento ex-novo come -ad esempio- una tastiera significa utilizzare il proprio know-how per mettere insieme un DSP, un processore, alcuni microcontrollori, etc... Perché non sfruttare delle conoscenze già maturate da altri, specie se gratuite?
Nel campo dell'elettronica il concetto di "free" non ci è andato mai a genio, e mai lo sarà, visto che si lavora con hard-ware, con cose belle dure e tangibili, e allora al limite vale il concetto di IP "Intellectual Property" a pagamento (vedi alla voce ARM).
» Ma nel campo dell'informatica esiste l'open-source, esistono le licenze GNU ed ecco allora che si può utilizzare del codice già scritto da altri ed adattarlo alle proprie esigenze.
Nascono così gli strumenti musicali basati su Linux, dove il sistema operativo non va creato ad hoc ma viene direttamente preso e portato sul proprio sistema.
Non so quante aziende oggi facciano uso di Linux o stiano mettendo a punto sistemi di tipo embedded (e difficilmente ce lo verranno a dire trattandosi di dettagli in genere coperti da segreto aziendale), ma di certo aziende come Lionstracs (italiana) fanno un uso di Linux a tutto un'altro livello.
» Le loro workstation, infatti, fanno uso di un vero e proprio computer con Linux Red Hat installato... Questo ci costerà salato: dai 2000¤ in su...
A quel punto prendere in considerazione una Korg Oasys non è male come idea...
» Ma ritornando a noi, vedremo che in futuro, seppure con malcelata fatica, i produttori di strumenti digitali faranno sempre più ricorso a sistemi Linux risparmiando così sulle spese di sviluppo e permettendo sistemi più aperti, a patto che le skill tecniche dei musicisti aumentino in maniera considerevole.
...E tutto questo sulle spalle di chi volontariamente ha scritto migliaia di righe di codice del tutto gratuitamente!

» Attualmente una delle distribuzioni più "cool" in campo audio è JackLab, pensata esclusivamente per la produzione musicale (circa 70 applicativi musicali), basata su kernel realtime, compatibile con applicativi Windows ASIO.

Altre distro sono: ArtistX, Musix (progetto argentino), Apodio (probabilmente ormai abbandonato), AGNULA/DeMuDi (progetto avviato dalla comunità europea e rivolto alla computer music).

Aggiungete pure commenti per informazioni, curiosità, etc.
Alla prossima.

NI KORE... paura e sbigottimento

Potrebbe sembrare il super-telecomandone per i plug-in Native Instruments, e invece no: NI Kore è qualcosa di impensabile e inimmaginibile. Qualcosa di veramente grosso... Kore è l'hardware che piloterà il nostro software (NI o di altri produttori) durante le esecuzioni live, che ci permetterà di salvare qualsiasi impostazione e riportarla in qualsiasi sequencer o ambiente di lavoro. Bisognerebbe istituire un premio per chi riuscirà a trovargli il maggior numero di utilizzi perché sembra che abbia potenzialità ed espandibilità incredibili... Staremo a vedere

Dal Theremin al Voyager - Puntata V: The Moog Voyager

Concludiamo questa stravagante serie di articoli con uno degli ultimi nati alla Moog music, quando ancora Bob Moog era ancora in vita.
Il Minimoog Voyager nasce nel 2002, come nuova riproposizione del glorioso Minimoog.
Il nuovo minimoog è un synth analogico a controllo digitale, dove, teoricamente, la generazione analogica del suono dovrebbe rendere in maniera fedele tutte le qualità positive del suono originale. Comunque sia, essendo stati riprogettati i componenti soggetti a perdita di tuning, come gli oscillatori, immagino che sia stata utilizzata una nuova elettronica a stato solido, il che potrebbe portare ad un cambiamento del suono rispetto all'originale, verso sfumature meno analogiche.

Come il suo predecessore il Voyager ha sei sorgenti di segnale (vd. puntata IV) di cui cinque attraversano il mixer (la sesta è il VCF utilizzato in configurazione oscillante come LFO).
Inoltre il nuovo synth ha la possibilità di memorizzare 128 presets (cosa ovviamente impossibile nell'era analogica), ha un touch pad che controlla la modulazione, un vero e proprio LFO (caratteristica che mancava nell'originale), due bus di modulazione, una tastiera sensibile alla pressione, ben 14 input che controllano in tensoine e, immancabile: porta MIDI. I suddetti bus possono andare ad agire su praticamente ogni parametro del synth.
I bus di modulazione sono controllati rispettivamente dalla mod wheel e da un pedale esterno. E' possibile selezionare la sorgente della modulazione e la destinazione da modulare, oltre all'amount e allo shaping.
Molte caratteristiche ora sono settabili (ad esempio la priorità delle note, e il legato on/off).

La Anniversary Edition è stata messa in commercio con presets creati da molti famosi ingegneri e musicisti tra cui Herbie Hancock e Rick Wakeman.

Esiste anche una versione rack, senza tastiera e touchpad.

Alcuni dati:
Keyboard: 44 note con velocity e aftertouch
Pitch bend e mod wheels
External control: MIDI, 14 CV/Gate inputs
Memory: 128 presets
espandibile a 896
Onboard effects: 2 modulation busses
Produced: 2002 - present
Original price: US$2995 - US$3495

Scale Bebop

Per suonare jazz non basta impararsi una scala bebop e basta. Vediamo come utilizzarne una, imparando da un maestro come Pat Martino. Qua sotto vi ho inserito la tablatura per chitarra (non me ne vorrà chi è abituato al training classico, ma credo sia importante anche la figura del fraseggio per imparare più facilmente a improvvisare e per chi ha più memoria visiva). L'accompagnamento è Gmin7, il tempo suggerito è 150bpm. Guardatevi bene la struttura di questa rapida "sviolinata" per poterla emulare sulle scale e le tonalità su cui vi troverete a improvvisare.

Buona improvvisescion!!

Dal Theremin al Voyager - Puntata IV: Il Minimoog

Oggi parliamo del synth analogico monofonico per eccellenza.
Dopo aver imposto sul mercato nuovi standard sulla connettività dei moduli per sintetizzatori, sulle convenzioni per tensioni di controllo, etc... Bob Moog conquistò il mercato... [...]

Dal Theremin al Voyager - Puntata III: Moog Modular synthesizer system

In questa puntata parliamo del Moog modulare. Il primo sviluppo, e più complesso, delle idee iniziale di Robert Moog. Questo synth non era uno strumento unico intero e indivisibile, come le tastiere che siamo abituati a vedere, e comunque, come la maggior parte dei synth anche... [...]

Dal Theremin al Voyager - Puntata II: Moog e i primi synth

Nel 1964 Robert Moog (si legge mog, non mug, perché è di origini tedesche) progettò il primo synth analogico sfruttando l'idea di controllo in tensione, partendo dall'esperienza del Theremin (Moog infatti con la R.A.Moog Co. inizialmente produsse theremin e altri... [...]

Dal Theremin al Voyager - Puntata 1: THEREMIN

Lev Thermen, russo, inventò nel 1919 questo atipico strumento, detto Thermin, italianizzato in eterofono.
L'interfaccia del theremin è composta da due antenne, che vanno a controllare, avvicinando o allontanando le mani, altezza e intensità del suono. Il timbro è invece dipendente dal tipo di oscillatore utilizzato.
 
Il principio di funzionamento è del generatore di battimento: due segnali armonici a frequenza radio vengono mixati . Il mixer in uscita restituisce i segnali somma e differenza dei due. Il segnale differenza è il battimento dei due (pensate a quando si accorda la chitarra) e si può fare in modo che questo battimento abbia frequenza udibile (20 Hz-20KHz). Controllando la frequenza di uno dei due segnali, il segnale differenza che udiremo in uscita sarà variabile.
La mano dell'esecutore fa da seconda armatura di un condensatore dove la prima armatura è l'antenna e va verso massa, mentre l'antenna è collegata ad un circuito risonante LC parallelo. Quindi di fatto si aggiunge un condensatore virtuale in parallelo che è dell'ordine di qualche picoFarad.
 
Il Theremin per la sua semplicità d'uso e stravaganza è ancora oggi in uso e di quando in quando è possibile vederlo su qualche palco. Jimmy Page (Led Zeppelin) ne fece uso in parecchie situazioni.

Pochi anni fa Bob Moog ricreò il Theremin, chiamandolo Etherwave. Questo strumento ha varie innovazioni, tra le quali la possibilità di scegliere la forma d'onda e dunque il suono, dei filtri per la brillantezza, e uno knob per il pitch (credo dia un offset).
Tempo addietro era addirittura stato lanciato l'Ethervox, un Theremin MIDI, con sequencer interno!

Dal Theremin al Voyager

Che incredibile storia, quella che ha portato Robert Moog dalla semplice produzione di Theremin alla costruzione del miniMoog Voyager, nipote digitale del miniMoog model D!
Il primo: strumento dotato di una interfaccia innovativa, inventato dal russo Thermen a inizio '900, in cui il corpo umano controlla un semplice oscillatore.
Il secondo: la versione digitale e rinnovata del primo synth di successo, con l'uso di una tastiera da pianoforte come interfaccia, che ha nel Minimoog Model D il suo successo commerciale e nel Moog Modulare Mark II il suo massimo in complessità.
Nelle prossime puntate parleremo di: Theremin, vecchio e nuovo; i primi synth; il MarkII e il miniMoog mod.D.

A presto!

Jan Hammer - The first seven days ('75)

Un disco... indescrivibile. Sono anni che lo ascolto, possiedo il vinile e non smetto mai di commuovermi di fronte alla sua bellezza.
Intimo, sensibile, evocativo. Un disco per piano e minimoog essenzialmente, anche se Hammer (da poco fuoriuscito dai Mahavishnu Orchestra) arricchisce la sua tavolozza con semplicità crepuscolare grazie ad un Rhodes, mellotron, quando necessario batteria e un violino, un sequencer e tanta poesia.

"The first seven days" narra la nascita del mondo nella visione biblica e la vuole unificare alla visione scientifica dilatando o contraendo i tempi, facendo diventare quei "giorni" milioni di anni, anche se essenzialmente, come scrisse lui stesso sulla copertina, "...besides, they provided me an excuse to write seven new pieces of music".

E veramente questo disco, già dalla copertina riesce a creare nella nostra mente atmosfere ultraterrene.

La delicatezza del piano, molto intimo, un pianoforte acustico, vero, microfonato da vicino, riesce a darci ad ogni percussione del martelletto sulle corde una sensazione appagante, quanto quella dei treni di note comandati dal sequencer che danno ritmo alla composizione.

Ritengo che questo disco sia essenziale per chi vuole costruire una propria crescita musicale e scoprire nuovi colori, nuovi pennelli. Questo disco parla un linguaggio assolutamente unico, che trae dal jazz le sue radici, ma crea una world-music parecchio atipica. E non mi trovo in accordo con chi avrebbe preferito questa composizione suonata dalla Mahavishnu Orchestra: avrebbe rotto l'equilibrio perfetto creato in maniera unica da Hammer.

Hammer purtroppo poi ha abbandonato questi scenari sperimentali, per cimentarsi in faccende più populiste come colonne sonore (vd. Miami Vice) o vaghe imitazioni di performance chitarristiche con tastiere da spalla.

Credits:

Columbia/Legacy Records (CK 85401)
Czechoslovakia 1975

Jan Hammer: piano, Fender Rhodes, Moog, Oberheim synthesizer and digital sequencer, drums, percussion, Freeman string synth, mellotron; with Steve Kindler: violin; David Earle Johnson: percussion

Tracklist:
1.  Darkness/Earth in Search of a Sun — 4:31
2.  Light/Sun — 6:44
3.  Oceans and Continents — 6:16
4.  Fourth Day - Plants and Trees — 2:46
5.  The Animals — 6:14
6.  Sixth Day - The People — 7:15
7.  The Seventh Day — 6:11

total time 40:06


(Jan Hammer)

VI Workshop - Tecnologie per la Musica - Univ. La Sapienza

Il 21 giugno sono andato a Roma per partecipare a questo interessantissimo Workshop, che come negli anni passati si è tenuto presso la facoltà di Ingegneria de La Sapienza, locata in un bel palazzo dotato di ampio chiosco interno.

La giornata, organizzata egregiamente dal prof. Uncini, del dipartimento INFO-COM, è stata, al solito, ricca di interventi. Forse un po' meno ricca di contenuti, perché quando si converge su tematiche ingegneristiche, nessuna azienda manda il proprio messo a svelare le proprie soluzioni tecniche (altrimenti non ci sarebbe bisogno dello spionaggio industriale - che vi assicuro esiste anche nella realtà, ad alto e basso livello) e quando parla un musicista spesso non è all'altezza di tematiche tecniche e se parla di musica o ricerca nel campo elettroacustico fa discorsi talmente generici che i 30 minuti di esposizioni non bastano per giungere ad un dunque... Ho generalizzato, ma era per rendermi chiaro.

Passiamo agli interventi di questo VI Workshop.
Il primo purtroppo l'ho perso. Sono arrivato a metà del secondo, ed è stato interessante con il chip proposto lo sviluppo da parte di studenti dell'università che hanno utilizzato un touchpad come interfaccia con una tastiera virtuale e knobs e sliders che uno si può programmare a piacere (e spero sinceramente che nel futuro i synth e le workstation si equipaggino di touchpad sulla superficie in cui uno può disporre controllers di vario tipo, per rendere lo strumento più flessibile e user-friendly in situazioni live).
Poi la Mediaset-Videotime ha mandato un ingegnere a parlare di problematiche riguardo lo streaming Audio su IP. Tematica interessante, ma non sono state fornite informazioni approfondite che non si sapessero già (tipo che si bufferizzano pacchetti di dati e che c'è il problema della latenza nelle comunicazioni digitali).

Il quarto intervento mi ha lasciato a bocca aperta: la comunità europea finanzia un progetto non per produrre, ma per dire cosa si dovrebbe fare in futuro...

Poi, finalmente l'intervento della Viscount: ricco di contenuti ingegneristici e musicali. Carlo Zinato, ingegnere per la Viscount International, ha esposto i principi del Phisical Modeling applicati all'emulazione di canne d'organo, dalle prime teorizzazioni (J. Smith) fino agli sviluppi cui sono arrivati oggi, dopo anni di studi, passando per stadi intermedi (tutti ben esposti) di modellizzazione. L'elaborazione è affidata a potenti DSP. Il risultato è ottimo, al di sopra della sintesi tramite PCM (suoni campionati), utilizzata finora da tutti i produttori di organi liturgici digitali, ed è "riassunto" nel CM100, expander con tutti i suoni realizzati in tecnologia Accupipe(TM), che utilizza appunto i modelli fisici. Durante l'esposizione è stata data una dimostrazione pratica della realizzazione di suoni e di come, variando dei parametri fisici della canna, si verificano timbriche e reazioni che accadono proprio nella realtà, tappando le estremità o altre cavità, fornendo più o meno pressione, cambiando il materiale di costituzione della canna, etc...

Dopo la pausa pranzo è stata la volta della Korg, che ha proposto una demo del proprio strumento: OASIS. Questa tastiera è la summa di quanto Korg ha prodotto fin qua e raccoglie tutti i tipi di sintesi, vari tipi di sequencing, di effetti, etc... in una sola Workstation (dall'esorbitante prezzo di 7000euro) basata su una scheda madre con sistema operativo proprietario. La tastiera sembra piuttosto convincente all'ascolto, anche se resta da mettere alla prova l'interfaccia utente. Il sistema è aperto e permette realmente di creare: gingles, orchestrazioni, brani per ogni genere musicale, suoni nuovi e loops... Mi chiedo solo se poi l'utente medio riesce a (o ha la voglia di) imparare a utilizzare a pieno le potenzialità della tastiera.

Poi la LEM, ci parla della costruzione di mixer digitali a basso prezzo. Anche qui non si è scesi nel tecnico. Solite problematiche, qualche schizzo qua e là sulle architetture usate, citazione del problema di diafonia (cross-talk elettromagnetico tra i conduttori) ma avrei voluto sapere come sono stati risolti i vari problemi. Peccato. Sembra comunque che tali mixer non posseggano memorie, o "scene": tipiche novità introdotte dai mixer digitali, che permettono di richiamare le impostazioni memorizzate all'occorrenza in un attimo.

Dalle voci che girano, mi sono fatto l'idea che il mercato dei piccoli mixer digitali (e a basso prezzo) sia difficile da sfondare perché i clienti non si fidano di nomi nuovi anche quando i prodotti sono di qualità. Nella musica ci sono un sacco di fissati ed è difficile indurre al cambiamento (il mercato dei chitarristi ne è l'esempio più sconcertante, in cui le cose sono ferme praticamente da 30 anni). Tanta ignoranza c'è nel campo della musica, anche per la duplice natura di essa: contenuto artistico e contenuto tecnico. E il musicista in genere approccia solo il primo aspetto contenutistico, non avendo gli strumenti per trattare il secondo.

Termina il Workshop con l'intervento di Fabrizio Bianco, produttore di vari musicisti tra cui Britti (di cui è amico) che ha fatto una chiacchierata su come sono state prodotte alcune hit, su come si microfona correttamente una acustica per fare un bel suono e come ancora l'analogico va negli studi di produzione (segno ancora questo che il mercato fa difficoltà a muoversi verso nuove direzioni), mentre gli strumenti software e le workstation vanno usate solo quando si hanno scarsi budget e per giocherellare con la musica.

Permettetemi di tornare sull'argomento della ricerca e della progressione, dell'innovazione e dello sviluppo... Al di là del Festivalbar e della musica commerciale (dove la parola "nuovo" non significa mai "originale", ma solo "uscito sul mercato proprio adesso"), in ambienti come questo (dove gira e rigira le faccie che vedo sono sempre quelle) si parla sempre di una evoluzione della musica. Ma questa evoluzione dov'è? Nella tecnica, sicuramente. Oggi campioniamo a 192KHz, abbiamo ADC con SQNR praticamente nullo, DSP con incredibili capacità di calcolo e attrezzature professionali a prezzo bassissimo. Ma la musica che fa? Tutte le nuove interfacce che vengono pensate muoiono. L'ultimo strumento realmente originale apprezzato dai musicisti è il synth, i chitarristi se non hanno il loro bel suono Mesa vintage non sono contenti, i cantanti, anche quelli professionisti preferiscono un SM58 perché hanno sempre usato quello e... vabbe basta. Il discorso mi sembra che sia stato abbastanza chiaro. La tecnologia avanza a passi da gigante, noi "ingegneri" ci diamo da fare, mentre la musica si è fermata e fatica ad avanzare. Che fanno i musicisti? Sono davvero tutti schiavizzati dalle etichette discografiche? Ci sono nuovi generi musicali? Nuovi davvero, intendo, in grado di cambiare l'ordine delle cose! Nel '900 c'è stato spazio per mutamenti enormi. Sono ormai 15 anni che non mi sembra di vederne. Perché? Magari cercheremo di arrivare ad una conclusione un'altra volta. Per ora ringrazio chi è arrivato a leggere fin qui questo lungo intervento sul blog.

dal vivo...

Qualche giorno fa ho tenuto un piacevole concerto... 4 ore per montare e appena due minuti di sound-check... Negli anni '70 non si sarebbe amplificata altro che la voce, oggi "serve" un mixer a 24 canali, compressori, effetti vari, 800W di potenza sonora, microfonazione di ogni strumento e ogni pezzo della batteria, portatile con la musica da mandare durante la preparazione... Ecco, magari sarebbe stato meglio un impianto elettrico decente e un buon uso del mixer...

Però le sensazioni sono e saranno sempre quelle di una volta...

Apocalyptica

E' pratica comune nella musica eclettica o comunque "progressista" (quando non esplicitamente progressiva) adottare canoni, armonie, brani colti, come quelli classici, in una formazione rock. Molto più raro è invece il processo inverso, che raccoglie la musica contemporanea e leggera in un contesto classico/colto.

Questo può essere dovuto a varie motivazioni, ma in evidenza sta il fatto che la maggior parte dei musicisti classici non hanno la forma mentis, né la preparazione per affrontare la musica leggera. Il conservatorio, infatti, ha fatto fatica ad accogliere la musica jazz, e difficilmente formerà veri e propri musicisti "da band". Certo, però, che si possono sempre trasformare in forma cameristica i repertori leggeri...

E' allora estremamente interessante constatare la formazione di una band "metal" assolutamente fuori norma: gli Apocalyptica. Questa formazione consta di quattro violoncelli, ed il loro album di debutto nel 1996 è stato "plays metallica by four cellos", dove, come dice il nome, veniva ristudiata ed eseguita una parte del repertorio dei Metallica. Da questo album si è aperta una prolifica carriera, fatta di alcune ri-composizioni e di svariate nuove tracce, composte dalla band in stile metal, ma con il filtro tutto personale della formazione a 4 violoncelli. A essere sinceri le loro produzioni sono di gran lunga più interessanti e piacevoli delle cover (tra cui figurano anche i Sepoltura e i Pantera).

I biondi ragazzi nordici possiedono talento ed è per questo che una nicchia non irrisoria li segue, appassionata.

Talvolta alcuni loro brani sono accompagnati da strumenti rock (uhm... dovremmo dire metal), ma solitamente i brani di solo violoncello sono già parecchio potenti. E' quasi scontato aggiungere che effetti, come il distorto vengono aggiunti nella maggior parte dei brani per un suono più graffiante.

Spero di avervi provocato interesse con queste due parole... Adesso andate ad ascoltarli... Sul sito ci sono in streaming la maggior parte dei brani.

Ah, dimenticavo...

Parecchie settimane fa ho assistito al concerto degli IF, band anconetana che ha proposto un fedele tributo ai Genesis. Bel concerto, trascinante.

Dal canto mio con la cover band a Peter Gabriel spero che faremo scintille quest'estate nelle Marche.

Insomma, come ho già scritto nell'articolo riguardante il concerto degli IF (che potete leggere qui su movimentiprog): Tremate discotecari marchigiani, la Musica sta arrivando!

TRIUMVIRAT - SPARTACUS

Copertina dell'Album citato prima

Triumvirat

Avevo recensito Tales from Mediterranean Seas dei Triumvirat su movimentiProg e avevo scritto che è ingiusta "l'accusa" secondo cui il trio è una imitazione di Emerson, Lake&Palmer. In effetti quello era il primo disco e ancora la band era molto personale. Mi era molto piaciuta la composizione... Ognuno ha un suo modo di comporre che deriva dalla personalità e dalla cultura musicale e quel Mediterranean Tales era parecchio eccentrico.

Ma ora che ho ascoltato Spartacus, il loro terzo disco, devo dire che hanno velocemente virato verso uno stile manieristico, senza pecche, molto sinfonico, troppo pomposo e che strizza troppo l'occhio a EL&P. Già la melodia di intro alla prima e seconda traccia è troppo somigliante alla parte vocale di Endless Enigma (pt.1) in Trilogy di ELP. Il batterista ha preso lezioni dai dischi di Palmer. E Fritz (il tastierista) ha rovinato i contatti del suo Hammond per rendere il suono più simile a quello di Emerson, aumentando di molto i key click.

Poi la parte a 1'20'' di Spartacus non vi ricorda un mix tra Hoedown (col synth che fa glide tra due note) e Karn Evil 9 (1st impression)?

Vabbe, sta di fatto che mi piace ascoltarli e questo Jungen Fritz riesce a trovare degli ottimi suoni di synth senza dover portarsi dietro un Moog modulare Mk2 e senza sembrare sempre che faccia musica concreta, che dopo un po' se il synth fa solo rumore disturba la psiche!!

Hammondology

Quelli della Native Instruments hanno annunciato l'uscita del nuovo B4, che si chiamerà B4 II. Non vedo l'ora di provarlo. Novità rilevanti non ce ne sono moltissime, ma spero che il suono sarà ulteriormente migliorato e che le possibilità di customizzare e inventare suoni poco ortodossi (come le percussioni diverse dalla 2nd e 3rd armonica) siano aumentate.

Invece ho provato Elektrik Piano e sono rimasto un po' deluso. Sicuramente i banchi di suoni saranno buonissimi, ma gli effetti sono poco modificabili e i parametri da modificare hanno nomi troppo generici per capire su cosa agiscono. Inoltre l'effetto complessivo è troppo "wimpy", dimesso. Sicuramente il migliore strumento dei quattro disponibili è il Clavinet E7. Gli altri sono Wurlitzer A100, Fender Rhodes Mark1 e Mark2,

Andate a vedere e sentire i prodotti della Native Instruments

Vocalismi

Ci sono ancora sperimentatori vocali: ho sentito Iano Nicolò, a Fano, con la prog-band Arti&Mestieri. Come molti altri (vd. Raffaello Regoli) la sua è una imitazione e un tributo a Demetrio Stratos, ma sempre importante è.

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Un altro bel disco da ascoltare: Dolmen Music di Meredith Monk (1980) con 4 tracce di sperimentazione su una minimalista base di piano e una quinta molto lunga composizione per sei voci, con quella della Monk in primo piano, violino, piano, viola e percussioni. Cercatelo.

NB: Però non lamentatevi se non è roba ballabile...

Gershon Kingsley

Gershon Kingsley - First Moog Quartet - 1970

Un disco che unisce composizioni (appunto di Kingsley) per 4 moogs, per band e per 4 voci in un misto di pop (una delle traccie di McCartney-Lennon) e classica da spot-tv. Tra i testi delle poesie scritte da bambini.

Kingsley è stato uno dei primi scopritori del moog, utilizzandolo in vari contesti commerciali (gingles e altre composizioni).

Tracklist:

In the beginning
Miracles
Have it-or grab it-or go
Images
Sounds of silence
Eleanor Rigby
Did you ever take a journey
Rebrirth

Mi piacerebbe citare i nomi dei 4 coraggiosi che si sono prestati all'opera (ardua) di suonare in questo disco e performare dal vivo il 30 gennaio '70 con dei moog modulari: Kenneth Bichel, Stan Free, Eric Knight, Howard Salat.

Vorrei anche citare le sleeve notes del disco originale a cura di John Watts: "Before Robert A. Moog, the inventor, the process of creating complex sounds electronically was long and a little masochistic! He gave the musicians a resource for creating an almost limitless variety of sounds and controlling all the caracteristics of the sounds (pitch, color, dynamics, duration, etc) within a flexible, really musical system"

Stratos&Wyatt

Demetrio Stratos   Robert Wyatt

   

Sulla voce- altri artisti degnissimi di nota

Mi sembra lecito aggiungere alcuni nomi molto importanti e un po' più noti a quelli che lei ha menzionato prima:

Robert Wyatt - leader dei Soft Machine e dei Matching Mole, e poi solista in seguito ad un incidente. Una delle voci più commoventi del Canterbury

Demetrio Stratos - cantante e leader degli Area, band italiana di sperimentazione e fusione di generi. Ha registrato due dischi di sola voce Metrodora e Cantare la voce, dove sperimenta suoni fanciulleschi, diplofonie, triplofonie, flautofonie, etc. In grado di raggiungere i 7KHz di frequenza con la voce.

Raffaele Regoli - sulla scia di Stratos, lo ha conosciuto e ne è stato allievo. Più che sperimentazioni, le sue le chiama giochi vocali.

Un altro esempio interessante: Majesty Music di Mirouslav Vitous (contrab/bassista fusion) dove qua e là si usa la voce come un lamento.

Discover your voice...

Credo che lo strumento acustico per eccellenza sia la voce. L'uso della voce per la conversazione, però, comporta alcune deformazioni che la maggior parte dei non-cantanti (strumentisti inclusi) fanno proprie. Ma anche i cantanti in genere conoscono poco lo strumento al di là delle... [...]